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Ambiente, 40% conflitti è legato a sfruttamento risorse naturali

Il 6 novembre è la Giornata Internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente nei conflitti armati. I danni ambientali prodotti dalla guerra vengono spesso trascurati, ma la gestione sostenibile delle risorse naturali aiuterebbe a prevenire il rischio di conflitti e a costruire la pace.



Quando si pensa alle vittime di una guerra, l’ambiente è tra quelle spesso trascurate, ma i danni alle risorse naturali e agli ecosistemi hanno gravi conseguenze sia nell’immediato sia a lungo termine.

Foreste abbattute, raccolti bruciati, animali uccisi, terreni e pozzi avvelenati rientrano purtroppo tra le strategie utilizzate per acquisire un vantaggio militare. La distruzione delle risorse su cui si basano i mezzi di sussistenza delle persone non solo compromette la sopravvivenza e lo sviluppo delle comunità locali, ma rende ancora più difficile la costruzione e il mantenimento della pace.

Le Nazioni Unite stimano, infatti, che almeno il 40% dei conflitti interni scoppiati negli ultimi 60 anni è collegato allo sfruttamento delle risorse naturali, sia quelle di alto valore – legname, diamanti, oro e petrolio – sia quelle scarse, come terra fertile e acqua. Si stima inoltre che i conflitti che coinvolgono risorse naturali abbiano una probabilità doppia di scoppiare una seconda volta.

L’uso consapevole e la gestione sostenibile delle risorse del nostro Pianeta è fondamentale anche nell’ottica di prevenire il rischio di nuove guerre. Non a caso, nel 2016 l’ONU ha riconosciuto il ruolo di ecosistemi integri e risorse naturali gestite in modo sostenibile nel ridurre le probabilità di conflitto.

L’istituzione della Giornata Internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e i relativi programmi della Nazioni Unite vanno quindi nella direzione di garantire che la protezione dell’ambiente venga sempre inserita nelle strategie per la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della pace.

I Paesi in cui operano i nostri medici volontari sono spesso teatro di conflitti. Per questo, oltre a ricostruire il sorriso ai bambini con malformazioni facciali congenite o causate da traumi di guerra, ci adoperiamo per promuovere la tutela dell’ambiente, come strumento di costruzione della pace.


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